YES, WE ARE OPEN. VISIONI, ESPERIENZE E STRATEGIE DI FRUIZIONE DEI BENI CULTURALI IN EPOCA DI PANDEMIA – VOL. X, N. 1 (2020)
Editoriale

ARCHIVIO RIVISTA

Cataloghi: storie soluzioni e prospettive
vol. XI, n. 1 (2022)

Questo numero vuole offrire una riflessione critica sulla storia e il ruolo della catalogazione come strumento di organizzazione del sapere e di tutela dei beni culturali, anche attraverso un’analisi dell’evoluzione dell’inventario da ‘lista delle cose’ a strumento digitale di valorizzazione e comunicazione di una collezione, riflettendo inoltre sull’importanza del catalogo come forma di ricognizione individuale e/o di rappresentazione collettiva.

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Il documentario d’arte in Italia
Vol. IX, n. 1 (2018)

Cristina Casero - Sara Martin - Federica Veratelli Editoriale Full Text Federico Longari Solazzi Il cinegiornale come mezzo di propaganda: Varo e viaggio inaugurale del Conte di Savoia della compagnia Italia di Navigazione (1930) L'articolo propone un confronto tra un...

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ARCHIVIO DOSSIER

Arte medievale in mostra. Modelli e progetti espositivi in Italia (1871-2022)
Dossier 8 (2023)

Questo Dossier intende esaminare come il fenomeno delle mostre e dei relativi allestimenti temporanei e permanenti abbia contribuito a plasmare una particolare percezione dei modelli di immagine comunemente intesi come “medievali”, approfondendo sia questioni di carattere generale e trasversale, sia specifici casi di studio relativi a episodi espositivi e museali che hanno segnato l’epoca contemporanea dalla fine del XIX secolo sino a oggi.

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Alberto Salarelli

In questo numero di Ricerche di S/Confine abbiamo raccolto alcune esperienze nate a seguito della chiusura forzata delle strutture imposta per legge allo scopo di contrastare la pandemia da Covid-19, una pandemia che persiste anche ora, mentre scrivo queste righe, tenacemente, in tutta la sua forza, ed è per questo che ciò che i nostri autori raccontano è quasi una fotografia in presa diretta di un tempo presente aspro e travagliato. Non è ancora giunto il tempo del dopo (rubo questa efficace espressione a Jacques Rancière che così ha intitolato la sua monografia su Bela Tarr), il tempo nel quale ci si volge indietro per cercare di capire com’è andata. No, ancora no: siamo qui a vivere questa storia, queste storie che non hanno alcuna pretesa di mostrare come sarà la faccia del domani, quando tutto sarà passato, ma di testimoniare come si sta resistendo, adesso.

 

Resistere può sottintendere atteggiamenti molto distanti: può significare una stoica sopportazione del momento critico in attesa che al più presto si torni a intravedere la luce in fondo al tunnel (abusatissima metafora che ha il demerito di eliminare le mezze tinte: prima del Covid era tutto radioso, ora è tutto deprimente) ma può anche intendersi come una forma di resilienza che si percepisce come necessaria nel momento in cui le cose sembrando andare più alla lunga del previsto e, quindi, quando bisogna fare i conti non con la mera ricomposizione di una situazione temporaneamente compromessa dalla situazione emergenziale, bensì con un’insidia che albergherà tra noi ancora a lungo. Forse molto a lungo. A questo probabilmente si riferiscono coloro che affermano – con una frase che più fatta non si può – che «nulla sarà più come prima» alludendo a cambiamenti strutturali nel nostri modi di vita che però si è ben lungi dal capire quali saranno, che direzione essi prenderanno.

Gli autori che hanno contribuito a questo numero oscillano tra queste due forme di resistenza: hanno risposto a una call for papersquando ancora si pensava che forse, con l’estate, il peggio sarebbe passato e si sono ritrovati in autunno a rifinire i loro saggi nel momento in cui la faccenda aveva ripreso ad assumere una brutta piega. Leggendo si percepisce questa ambascia: una soluzione brillante, magari nata in fretta e furia per mettere una pezza a qualche settimana di chiusura forzata, potrà rivelarsi un esempio da imitare o, addirittura, un paradigma a cui ispirarsi per la fruizione futura di ciò che il mondo della cultura avrà da offrire? È una domanda che ad ogni voltata di pagina sentiamo affiorare e alla quale temo che potrebbero rispondere solo quegli uomini con i piedi fortemente appoggiati sulle nuvole, come Flaiano definiva i sognatori, i visionari.

Perché, al di là di resistenze brevi o medie o lunghe, di DaD, di tentativi di accorciare il distanziamento con telefoni e computer, di teatri fuori dai teatri, di biblioteche rimodulate sui servizi digitali, di musei trasferiti su piattaforme virtuali, di video autoprodotti e di blockbuster distribuiti in tutte le forme fuorché al cinema, rimane una questione che forse è “la” questione: come sarà posizionata l’offerta di cultura nell’era del post-Covid? Evidentemente un’offerta ci sarà ma chi ne sarà responsabile? Chi rappresenterà? Solo i sopravvissuti, quelli con le spalle molto larghe o si farà qualcosa – qualcuno farà qualcosa – per cercare di tutelare una diversità espressiva che, comunque, già prima della pandemia era non di rado fondata su sparute risorse, sul precariato, sull’episodicità? Temo che senza un massiccio intervento pubblico (che, perlomeno in Italia, fatico a intravedere all’orizzonte) molte realtà che oggi sì, malgrado tutto, sono aperte, potranno non esserlo più domani.

 

ARCHIVIO

Arte medievale in mostra. Modelli e progetti espositivi in Italia (1871-2022)
Dossier 8 (2023)

Questo Dossier intende esaminare come il fenomeno delle mostre e dei relativi allestimenti temporanei e permanenti abbia contribuito a plasmare una particolare percezione dei modelli di immagine comunemente intesi come “medievali”, approfondendo sia questioni di carattere generale e trasversale, sia specifici casi di studio relativi a episodi espositivi e museali che hanno segnato l’epoca contemporanea dalla fine del XIX secolo sino a oggi.

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